Alzati. Entra. E segna. Su venticinquemila presenti al
S.Paolo quanti non l’avranno pensato mercoledì? Nessuno.
Inacio Pià, l’additivo del Napoli. Gli sono bastati venti
minuti. Si è alzato. E’ entrato. Ha segnato, era pure
l’ex: « Più che bello quel gol è stato importante,
abbiamo voluto vincere a tutti i costi». Rapiti dalla
sua rapidità di corsa, dal cambio di passo che ti lascia
lì, dall’esecuzione forte e pensata. Inacio Pià, il
risolutore. Dura la vita in panchina, eh? « Faccio
parte di un Napoli che ha bisogno di grandi giocatori,
dei migliori, aspetterò il mio momento » .
Aspetta e spera che poi si avvera. Pià fa parte della
tribù dei piedibuoni, ma per tornare in alto è
dovuto ripartire dalla panchina. Bucchi e Calaiò
davanti, lui dietro. Dura la vita: «Non ho mai avuto
voglia di andare via da Napoli, il mister è stato
chiaro: ci sarà spazio per tutti». Gli dei, con Pià,
l’anno scorso, sono stati un po’ troppo cattivi, contro
l’Ascoli l’hanno risarcito col bonus: « La mia speranza
è che i guai fisici non si verifichino più».
L’ATTESA - Pià è tornato, anzi, non se ne è mai
andato. Pià ha regolato la Juve e l’ha regalata al Napoli,
ora la guarda storto: «Vogliamo vincere, ci metteremo
il cuore e la grinta. Non dovremo mollare altrimenti ci
faranno male » . Guarda al Milan per batterla, i
rossoneri fanno scuola di 4-3-1-2: « Nel nostro piccolo
cercheremo di imparare da loro». Pià non è tipo che si
lascia scorrere la vita addosso, non si arrende. Non l’ha
fatto per via dei problemi alle ginocchia, non lo farà
adesso: «Contro l’Ascoli, nel 4-4-2, ho giocato largo
a sinistra e posso fare anche il trequartista, l’obiettivo
è mettere in difficoltà il mister nelle scelte». Lui
sarà in panchina, basterà un fischio e si alzerà.