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Il Napoli non cambia: tridente a Piacenza

Giovedì

14 Settembre 2006

Reja non è un rivoluzionario. Non è di quegli allenatori che rivoltano le squadre ogni momento. Cambia poco. Solo quando occorre e questo è un bene. La continuità, infatti, è uno dei segreti del pallone. E neppure stavolta cambierà. Col Piacenza come col Treviso. Ci sarà pure Bogliacino, l’unico che un febbrone aveva messo in dubbio. Dopo due giorni di letto e di riposo, ieri l’incontrista s’è rivisto in campo. Venti minuti dell’amichevole che il Napoli ha disputato a Marano contro il San Giorgio a Cremano messo sotto di dodici gol. A punto due volte Bucchi, Trotta, Pià e Capparella e una Calaiò, Arini (giovanotto della Primavera) Giubilato (che ha festeggiato così i suoi trent’anni) e lo stesso Bogliacino. Torna ad essere soluzione di riserva, dunque, Amodio al posto dell’uruguaiano. Alternativa che Reja ha comunque provato per un tempo. E allora, Napoli confermato in blocco. Stessa squadra, stesso disegno, stesso gioco? Perché no. Però anche più accortezza. Se non più prudenza, di sicuro più equilibrio. Che nel calcio vuol dire rispetto dei tempi e degli spazi. E così dopo Cannavaro («Non possiamo andare tutti avanti. Usiamo la testa. È bene vincere, ma prima pensiamo a non prendere gol»), sull’argomento s’esprime pure il capitano, che scontata la squalifica si riprende fascia e posto. «Va bene l’entusiasmo - dice Montervino -, ma non potremo giocare sempre come nel match d’esordio. Dovremo cambiare atteggiamento. Ci vorrà equilibrio, certo, ma ci vorrà pure pazienza». Non questione di moduli, insomma, ma di mentalità. Per il capitano «ogni modulo è buono a patto che chi l’interpreta sappia sacrificarsi». Mentre il segreto del successo è quello che il calcio conosce da cent’anni: «Prendere pochi rischi e saper aspettare il momento buono per colpire». Insomma, che parli un difensore oppure un centrocampista il senso del discorso è sempre quello: se il Napoli vuol sopportare il non lieve peso di due attaccanti e un trequartista che di fatto è un attaccante aggiunto, ebbene, deve saper restare anche coperto. Deve sapersi frenare proprio a centrocampo, dove l’inserimento in avanti di un mediano è permesso e anzi gradito, ma a patto che gli altri restino a coprire. È un Napoli diverso, insomma, quello che la squadra invoca. Un modello-trasferta che non si conosce ancora. Un Napoli che sarà scoperto sabato a Piacenza e che sarà rivisto ad Arezzo tre giorni dopo appena. Una sorta di prova della verità, come ammette il capitano. «Proprio così. Il vero spessore di una squadra si misura dalla sua capacità di fare risultati fuori casa. Cosicché - ammette Montervino - queste due trasferte ci diranno se siamo davvero squadra di valore». Ma è di valore, il Napoli? Lo è assolutamente. Ha un attacco che sa e può essere davvero devastante e una difesa che se protetta quanto basta regala sicurezza. L’incertezza riguarda il centrocampo. Dove manca il regista (per stessa ammissione di Reja Bogliacino è un incontrista), dove i movimenti del «rombo» non sono stati ancora assimilati, dove il possesso palla è ancora una speranza, dove si corre ancora troppo con la palla al piede. «Ma - assicura il capitano - a Piacenza già non sarà così».

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