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Reja
non è un rivoluzionario. Non è di quegli allenatori che rivoltano le
squadre ogni momento. Cambia poco. Solo quando occorre e questo è un
bene. La continuità, infatti, è uno dei segreti del pallone. E
neppure stavolta cambierà. Col Piacenza come col Treviso. Ci sarà
pure Bogliacino, l’unico che un febbrone aveva messo in dubbio. Dopo
due giorni di letto e di riposo, ieri l’incontrista s’è rivisto in
campo. Venti minuti dell’amichevole che il Napoli ha disputato a
Marano contro il San Giorgio a Cremano messo sotto di dodici gol. A
punto due volte Bucchi, Trotta, Pià e Capparella e una Calaiò, Arini
(giovanotto della Primavera) Giubilato (che ha festeggiato così i
suoi trent’anni) e lo stesso Bogliacino. Torna ad essere soluzione
di riserva, dunque, Amodio al posto dell’uruguaiano. Alternativa che
Reja ha comunque provato per un tempo. E allora, Napoli confermato
in blocco. Stessa squadra, stesso disegno, stesso gioco? Perché no.
Però anche più accortezza. Se non più prudenza, di sicuro più
equilibrio. Che nel calcio vuol dire rispetto dei tempi e degli
spazi. E così dopo Cannavaro («Non possiamo andare tutti avanti.
Usiamo la testa. È bene vincere, ma prima pensiamo a non prendere
gol»), sull’argomento s’esprime pure il capitano, che scontata la
squalifica si riprende fascia e posto. «Va bene l’entusiasmo - dice
Montervino -, ma non potremo giocare sempre come nel match
d’esordio. Dovremo cambiare atteggiamento. Ci vorrà equilibrio,
certo, ma ci vorrà pure pazienza». Non questione di moduli, insomma,
ma di mentalità. Per il capitano «ogni modulo è buono a patto che
chi l’interpreta sappia sacrificarsi». Mentre il segreto del
successo è quello che il calcio conosce da cent’anni: «Prendere
pochi rischi e saper aspettare il momento buono per colpire».
Insomma, che parli un difensore oppure un centrocampista il senso
del discorso è sempre quello: se il Napoli vuol sopportare il non
lieve peso di due attaccanti e un trequartista che di fatto è un
attaccante aggiunto, ebbene, deve saper restare anche coperto. Deve
sapersi frenare proprio a centrocampo, dove l’inserimento in avanti
di un mediano è permesso e anzi gradito, ma a patto che gli altri
restino a coprire. È un Napoli diverso, insomma, quello che la
squadra invoca. Un modello-trasferta che non si conosce ancora. Un
Napoli che sarà scoperto sabato a Piacenza e che sarà rivisto ad
Arezzo tre giorni dopo appena. Una sorta di prova della verità, come
ammette il capitano. «Proprio così. Il vero spessore di una squadra
si misura dalla sua capacità di fare risultati fuori casa. Cosicché
- ammette Montervino - queste due trasferte ci diranno se siamo
davvero squadra di valore». Ma è di valore, il Napoli? Lo è
assolutamente. Ha un attacco che sa e può essere davvero devastante
e una difesa che se protetta quanto basta regala sicurezza.
L’incertezza riguarda il centrocampo. Dove manca il regista (per
stessa ammissione di Reja Bogliacino è un incontrista), dove i
movimenti del «rombo» non sono stati ancora assimilati, dove il
possesso palla è ancora una speranza, dove si corre ancora troppo
con la palla al piede. «Ma - assicura il capitano - a Piacenza già
non sarà così». |