Questa
sera, è andato in onda su Sfide, programma sportivo che va in onda
su Rai 3, uno speciale sulla cavalcata del Napoli a partire
dall'estate 2004, periodo in cui il Napoli fallì. Il servizio è
cominciato con le immagini della partita perfetta Napoli-Juve 8-7
per poi proseguire con un lungo flashback terminato a
Napoli-Perugia.
Abbiamo raccolto tutte le dichiarazioni dei
protagonisti di questa bellissima ed emozionante cavalcata che ci
auguriamo non termini mai!
Ecco la cronologia delle interviste:
Francesco Montervino: Sono stato assieme
a Sosa e Montesanto il primo calciatore ad essere arrivato quando
non c'era niente
Roberto Sosa: Ricordo che Carmando in un
magazzino sportivo a comprare 2-3 pantaloncini, i calzini, qualche
maglia.
PierPaolo Marino: E' come quando si
gioca alla spiaggia, tipo "Ci riuniamo tutti al campo a quest'ora"
Roberto Sosa: Avevamo un pallone
sgonfio che aveva Montesanto nella macchina. Il pallone era della
Lazio che gli era stato regalato. Con quel pallone abbiamo
cominciato a fare qualche palleggio.
PierPaolo Marino: Ho dovuto raccogliere
tutti quei giocatori che erano in esubero nelle altre squadre
perché nessuna squadra avrebbe ceduto un giocatore importante.
Francesco Montervino: Partire senza una
programmazione; fare una squadra in 4 giorni; mettere in un campo
23 persone che non hanno mai giocato assieme e giocare dopo 7
giorni una partita ufficiale, non è facile. Quando sali gli ultimi
scalini prima di entrare sul campo da gioco, e vedi quel muro
umano, è qualcosa di impensabile.
PierPaolo Marino: Questa squadra fatta
con gli esuberi delle altre squadre, ci ha portati a Gennaio al 7°
posto, un piccolo miracolo. Poi sono venuti gli investimenti di
De Laurentiis, i Calaiò, i Pià.
Emanuele Calaiò: Ero contentissimo di
venire qui a Napoli.
Inacio Pià: Giocare in questa squadra e
in questa piazza così importante, non è facile, però ti dà
un'emozione che non ti dà nessun'altra squadra.
PierPaolo Marino: Fare calcio a Napoli
vuol dire suscitare qualcosa nella gente. Io dico sempre che a
Napoli bisogna portare giocatori che facciano vedere al pubblico
la partita all'in piedi e non da seduti. Il Napoli deve
solleticare questo tipo di atteggiamento al suo pubblico.
Francesco Montervino: E' un onore non
solo per un meridionale, ma per un italiano essere capitano di una
squadra così importante; la terza città più importante d'Italia.
Sono il capitano perché sto da più anni nel Napoli.
Roberto Sosa: Fuori casa andavi a
giocare purtroppo in stadi dove non c'era niente. Non avevano
l'occorrente per una partita di calcio, persino gli spogliatoi non
erano giusti. Alla domenica successiva poi, giocavi in casa e
c'erano 40-50 mila persone. Era come se in una settimana giocavi
in una categoria e l'altra settimana in un'altra categoria.
PierPaolo Marino: Quando andavamo fuori
casa, noi pensavamo allo stadio virtuale, anche se le avversarie
si chiamavano Manfredonia, Martina, Gela che sono trasferte
impossibili da un punto di vista agonistico per una squadra come
il Napoli. Io queste squadre le ho definite i piranha che
aggredivano la balena Napoli che stava in un acquario.
Scorrono poi le immagini di Avellino-Napoli,
ritorno della finale dei play-off...
Francesco Montervino: La speranza
ovviamente era quella di vincerlo il campionato. Indubbiamente,
una volta persa la finale, si è pensato di essere di nuovo finiti
in un tunnel dal quale non si riusciva più ad uscire.
Le immagini poi ci portano a Napoli-Perugia:
Emanuele Calaiò: Sapevamo che se
vincevamo col Perugia, era all'80% fatta. Mi ricordo i preparativi
della settimana. I giornali annunciavano: "Sarà B", "Sarà festa"
Francesco Montervino: Prima della
partita eravamo carichi a mille tutti quanti. Aspettavamo il
fischio d'inizio. Penso che i primi 20 minuti, siano stati quelli
con l'intensità più alta in tutto l'anno. Il Perugia non c'ha mai
preso in quei 20 minuti, non ha capito nulla.
Emanuele Calaiò: Punizione di
Bogliacino, a scavalcare tutta la difesa, palla sul secondo palo e
l'ho messa nell'altro angolo di testa. Dentro di me è scoppiata
una gioia immensa. Non sapevo più che fare, sono andato sotto la
Curva a festeggiare perché sapevo che era un gol pesante, era il
gol di un anno e mezzo di sacrifici.
Roberto Sosa: Dopo la nascita dei miei
figli, è stata una delle emozioni più grandi che ho ritrovato in
questo sport. E' un emozione che viene da dentro!
Francesco Montervino: A Napoli questa
promozione era quasi dovuta. Sia per la società che per la città,
però i festeggiamenti erano soltanto nostri, perché sentivamo che
questa era una vittoria sopratutto nostra.
PierPaolo Marino: E' chiaro che per il
Napoli era il risultato minimo, però sono tornato indietro col
pensiero, a Paestum e a quando non avevamo niente. Essere di nuovo
lì con i 50 mila mi ha provocato commozione perché moralmente è
stato come vincere il primo scudetto. Le proporzioni sono diverse,
ma quando nasce una nuova creatura, ci si ricorda di quando sono
nati i genitori; per me è stato come assistere ad un parto.
E come ad ogni bella storia d'amore, le
immagini regalano il pubblico che canta 'Oj vita, oj vita mia..."
Nicola da Pianura