|
Piacenza. Alla scoperta del Napoli formato
esportazione. Per la prima volta i giovanotti azzurri mettono il
naso fuori casa. Tra tornei, coppa e campionato hanno avuto sempre
dalla loro parte lo stadio, la passione, la spinta della gente.
Coccolato, anche un po’ viziato, al Napoli ora tocca misurarsi dove
gli altri si sentono più forti. Due volte in quattro giorni. Oggi a
Piacenza, martedì ad Arezzo. Due esperienze esterne che saranno
indicative del futuro. Riuscirà, il Napoli di Reja, ad andare ancora
e sempre forte come un treno? Forte del suo attacco devastante, sarà
spietato e sfrontato com’è stato sino ad ora, oppure si mostrerà più
cauto e fors’anche più avveduto? Ecco gli interrogativi che
accompagnano il match con il Piacenza, mentre s’attenua lo «scontro»
tra le due anime, le due filosofie napoletane: quella un po’
marxista di Bucchi, «siamo nati per attaccare», e quindi,
parafrasando il vecchio Karl: «è il bomber che fa la squadra», e
quella più cartesiana di Paolo Cannavaro, per il quale, liberamente
interpretando monsieur Descartes, «la perfetta partita coincide con
la perfetta difesa». A rimettere in ordine le cose è Reja: stesso
Napoli, sì, però con più rispetto di ruoli e di distanze. Rinunciare
alle potenzialità di quei tre là davanti (Bucchi, Calaiò e De Zerbi)
sarebbe una follia, ma altrettanto folle sarebbe esporre la difesa -
che pure è niente male - al contropiede, alle ripartenze del
Piacenza. Avviso ai centrocampisti: se uno attacca gli altri fanno
un passo indietro, aspettano, coprono con l’aiuto dei terzini
esterni. Questione di meccanismi. Questione di ripetitività dei
movimenti. Questione anche d’attitudine e di personalità. È così in
questa partita con squadre praticamente speculari (è il 4-3-3 il
disegno di Iachini), occhi di nuovo puntati su Bogliacino, bravo
giovane e buon sinistro colpito da uno strano destino: quello di
giocare in quel ruolo di metodista che non gli appartiene e per
questo di volta in volta messo sotto esame. E stavolta a dargli il
voto sarà Antonio Nocerino, il ragazzo di Napoli che sarà il suo
diretto antagonista in mezzo al campo. A centrocampo torna
Montervino. Scontata la squalifica, il capitano si riprende fascia e
posto, pronto a frenare la sua esuberanza. Gamba e cuore lo portano
a cercare lo spazio, il varco, la profondità ad ogni occasione, ma
d’ora in avanti non potrà più essere così. Più giudizio, occorre. E
più circolazione del pallone. Utile, invece, approfittare di Grava
sulla destra. Determinanti potrebbero essere le avanzate del terzino
e i suoi duetti (ovvero le sovrapposizioni) con Montervino e con De
Zerbi. |