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Due trasferte, ecco i primi veri esami

Sabato

16 Settembre 2006

Piacenza. Alla scoperta del Napoli formato esportazione. Per la prima volta i giovanotti azzurri mettono il naso fuori casa. Tra tornei, coppa e campionato hanno avuto sempre dalla loro parte lo stadio, la passione, la spinta della gente. Coccolato, anche un po’ viziato, al Napoli ora tocca misurarsi dove gli altri si sentono più forti. Due volte in quattro giorni. Oggi a Piacenza, martedì ad Arezzo. Due esperienze esterne che saranno indicative del futuro. Riuscirà, il Napoli di Reja, ad andare ancora e sempre forte come un treno? Forte del suo attacco devastante, sarà spietato e sfrontato com’è stato sino ad ora, oppure si mostrerà più cauto e fors’anche più avveduto? Ecco gli interrogativi che accompagnano il match con il Piacenza, mentre s’attenua lo «scontro» tra le due anime, le due filosofie napoletane: quella un po’ marxista di Bucchi, «siamo nati per attaccare», e quindi, parafrasando il vecchio Karl: «è il bomber che fa la squadra», e quella più cartesiana di Paolo Cannavaro, per il quale, liberamente interpretando monsieur Descartes, «la perfetta partita coincide con la perfetta difesa». A rimettere in ordine le cose è Reja: stesso Napoli, sì, però con più rispetto di ruoli e di distanze. Rinunciare alle potenzialità di quei tre là davanti (Bucchi, Calaiò e De Zerbi) sarebbe una follia, ma altrettanto folle sarebbe esporre la difesa - che pure è niente male - al contropiede, alle ripartenze del Piacenza. Avviso ai centrocampisti: se uno attacca gli altri fanno un passo indietro, aspettano, coprono con l’aiuto dei terzini esterni. Questione di meccanismi. Questione di ripetitività dei movimenti. Questione anche d’attitudine e di personalità. È così in questa partita con squadre praticamente speculari (è il 4-3-3 il disegno di Iachini), occhi di nuovo puntati su Bogliacino, bravo giovane e buon sinistro colpito da uno strano destino: quello di giocare in quel ruolo di metodista che non gli appartiene e per questo di volta in volta messo sotto esame. E stavolta a dargli il voto sarà Antonio Nocerino, il ragazzo di Napoli che sarà il suo diretto antagonista in mezzo al campo. A centrocampo torna Montervino. Scontata la squalifica, il capitano si riprende fascia e posto, pronto a frenare la sua esuberanza. Gamba e cuore lo portano a cercare lo spazio, il varco, la profondità ad ogni occasione, ma d’ora in avanti non potrà più essere così. Più giudizio, occorre. E più circolazione del pallone. Utile, invece, approfittare di Grava sulla destra. Determinanti potrebbero essere le avanzate del terzino e i suoi duetti (ovvero le sovrapposizioni) con Montervino e con De Zerbi.

Fonte: Il Mattino

 

 

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