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"Napoli, a volte un punto è d'oro"

Lunedì

18 Settembre 2006

Il Napoli, i suoi vizi e le virtù, le ragioni d’una partita nata e finita storta. Il Napoli e il giudizio degli esperti. Tre. Tre allenatori: Bolchi, Ventura e Fascetti maestri in promozioni (undici) dalla B alla A. E visto da vicino (Ventura era in tribuna) oppure da lontano (Bolchi e Fascetti spettatori davanti alla tv), il Napoli ha convinto poco pure loro. «Perché ha perso? Perché ha trovato una squadra che meglio di lui ha saputo fare la partita», dice Fascetti nel suo ruvido realismo. «Il fatto è - aggiunge - che il Napoli è sì una buona squadra, ma non tanto da ammazzare il campionato. Se non capisce questo, se non capisce come stanno le cose per davvero saranno delusioni». Poche e sentitissime parole. Com’è, del resto, nello stile di un allenatore, di un uomo, che ha sempre amato poco prendere alla larga gli argomenti. «Perché ha perduto? No, non credo alla presunzione. Non credo che dopo i successi in coppa Italia e il buon avvio in campionato si sia sentito forte all’improvviso. È stato sconfitto - spiega Ventura - perché non ha avuto il carattere, la rabbia, la determinazione per vincere una gara ch’era alla sua portata. Diciamocelo francamente: il Napoli è più forte del Piacenza, ma non l’ha dimostrato». Per Bruno «Maciste» Bolchi, invece, un po’ di presunzione ci può stare. «Del resto - afferma - se lo dicono gli stessi giocatori vuol dire che è così. L’importante è averlo capito. La prossima volta non sbaglieranno più». E il modulo? È quello giusto? il Napoli lo può sopportare sempre e ovunque? «Reja è un bravo ed esperto allenatore. Starà a lui capire, valutare, decidere, se il disegno tattico con due punte e un trequartista, che diventano spesso tre attaccanti, è sempre quello giusto oppure no. Magari in casa può andar bene, sì, ma in trasferta forse un po’ di prudenza in più potrebbe tornar bene». Chiaro. Chiarissimo. E Ventura cosa pensa? È per disegnarsi così tanto d’attacco che il Napoli perde l’equilibrio? «Questa - spiega l’ex allenatore azzurro - è la storia della coperta corta. La tiri davanti e ti scopri di dietro. Insomma, se il Napoli vuole permettersi Bucchi, Calaiò e De Zerbi in campo tutti assieme, inevitabilmente prende rischi lasciando spazi larghi agli avversari». E allora? «E allora Reja deve valutare se il gioco vale la candela. Perché una cosa è certa: tutti, come ha fatto già il Piacenza, proveranno a sfruttare il punto debole della squadra azzurra». Stringato, asciutto il pensiero di Fascetti. «Con due punte e un trequartista non si può che giocare come gioca il Napoli», dice. E allora il problema dove sta? «Non lo so. So, però, che nel calcio i successi si costruiscono sulle difese forti. Incassare pochi gol e dare continuità ai risultati: questo è tutto». Che se non è un invito a cambiare, di sicuro è una spinta verso una maggiore copertura, no? Comunque sia, con la sconfitta di Piacenza il Napoli ha rimesso i piedi a terra. Napoli che ha tanti pregi, ma anche un mucchio di difetti. Ma che cosa gli manca per non rischiare troppo? «Gli farebbe comodo un uomo esperto in mezzo al campo. Non ce l’ha. E allora non pensi d’essere il più bravo - dice Bolchi -. Capisca in fretta, che la serie B è diversa dalla A. Si convinca che in questo campionato le squadre sono tutte uguali, che non c’è mai troppa differenza e che se lasci qualcosa all’avversario lo paghi caro e amaro». Giusto. Com’è giusto il ragionamento di Fascetti. «Il Napoli deve abituarsi a ragionare in questo modo: un punto, anche un punto solo è sempre buono. Anche in tempi in cui la vittoria vale tre volte tanto. Per me tre pareggi in tre partite valgono assai più d’una vittoria e due sconfitte». Capito: a Piacenza avrebbe fatto meglio ad accontentarsi. Quanto meno si sarebbe risparmiato critiche e amarezze. A Ventura l’ultima parola. «Che cosa manca a questa squadra? Manca la rabbia, la voglia di vincere davvero. Manca la mentalità vincente che l’aveva fatto grande in serie C. Con le potenzialità che ha, se ritroverà quell’agonismo che aveva l’anno scorso non avrà avversari. Altrimenti...»

Fonte: Il Mattino

 

 

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