Quattro stagioni e mezzo nel Napoli in crisi
economica e societaria. L’addio nel 2003, alla vigilia del
fallimento della vecchia società. Un pezzetto di stagione alla
Samp di Novellino; il tentativo, fallito, di convincere Marino e
De Laurentiis che avrebbe avuto tanto da dare al nuovo club. Così
l’anno scorso Antonio Floro Flores ha iniziato una nuova vita:
prima Perugia, oggi Arezzo. Il ragazzo del Rione Traiano è
diventato calciatore napoletano emigrante, proprio quel tipo di
giocatore che ama fare gol alla squadra azzurra, come Nocerino e
Riccio. Floro Flores, è pronto a segnare? «No, se cominciamo così
chiudo il telefono. Mica vogliamo metterla subito sulla
polemica?». Perché, ci sarebbero polemiche da fare? «Beh, per come
mi ha trattato l’attuale società...». Vuol parlarne? «Possiamo
evitare? È acqua passata, oggi sono un giocatore dell’Arezzo
contento di esserlo». Ma resta tifoso del Napoli... «Per me
sarebbe impossibile non esserlo». E se dovesse fare gol agli
azzurri? «Naturalmente non esulterei. Mi sembra logico: è una
questione di rispetto verso i tifosi, quindi anche verso me stesso
che sono tifoso». Ma la voglia di segnare c’è? «Naturalmente, ed è
fortissima. Potrei metterne dentro anche due per la voglia di
segnare che ho». Gol all’esordio, rigore sbagliato alla seconda...
«Sono cose che capitano a un attaccante. Poi in questo momento
l’Arezzo ha un po’ di problemi di infermeria e io mi ritrovo come
unico punto di riferimento in attacco. È un lavoro duro ma lo
faccio con entusiasmo». Quell’entusiasmo che aveva perduto a
Napoli... «Sono stati gli anni peggiori della mia carriera. Di
Napoli salvo solo i tifosi. Per il resto non ho nemmeno un ricordo
piacevole: la società era in crisi, lo spogliatoio invivibile».
Cosa succedeva nello spogliatoio di quel Napoli? «Che anche per i
compagni il capro espiatorio di tutti i mali era diventato Floro
Flores. Andai via perché non ce la facevo più». Fu costretto ad
emigrare? «Lo decisi io. Era la prima volta che andavo via da
casa. Alla Samp pensavo che avrei giocato sempre, invece non
entravo mai. Ma anche quell’esperienza è stata utile. Mi ha
formato». Se non fosse nato in quel Napoli disastrato, avrebbe
avuto un’altra carriera? «Io ne sono certo. Una società forte
riesce a valorizzare i suoi giocatori. Io me la sono dovuta vedere
da solo». Tornerebbe al Napoli? «Di corsa, a quale calciatore non
piacerebbe il Napoli? Però scriva che Arezzo è una grande squadra,
una ottima società e io qui ci sto benissimo. Lo scriva, perché è
vero...».