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Floro Flores: Segno due gol e non esulto

Lunedì

18 Settembre 2006

Quattro stagioni e mezzo nel Napoli in crisi economica e societaria. L’addio nel 2003, alla vigilia del fallimento della vecchia società. Un pezzetto di stagione alla Samp di Novellino; il tentativo, fallito, di convincere Marino e De Laurentiis che avrebbe avuto tanto da dare al nuovo club. Così l’anno scorso Antonio Floro Flores ha iniziato una nuova vita: prima Perugia, oggi Arezzo. Il ragazzo del Rione Traiano è diventato calciatore napoletano emigrante, proprio quel tipo di giocatore che ama fare gol alla squadra azzurra, come Nocerino e Riccio. Floro Flores, è pronto a segnare? «No, se cominciamo così chiudo il telefono. Mica vogliamo metterla subito sulla polemica?». Perché, ci sarebbero polemiche da fare? «Beh, per come mi ha trattato l’attuale società...». Vuol parlarne? «Possiamo evitare? È acqua passata, oggi sono un giocatore dell’Arezzo contento di esserlo». Ma resta tifoso del Napoli... «Per me sarebbe impossibile non esserlo». E se dovesse fare gol agli azzurri? «Naturalmente non esulterei. Mi sembra logico: è una questione di rispetto verso i tifosi, quindi anche verso me stesso che sono tifoso». Ma la voglia di segnare c’è? «Naturalmente, ed è fortissima. Potrei metterne dentro anche due per la voglia di segnare che ho». Gol all’esordio, rigore sbagliato alla seconda... «Sono cose che capitano a un attaccante. Poi in questo momento l’Arezzo ha un po’ di problemi di infermeria e io mi ritrovo come unico punto di riferimento in attacco. È un lavoro duro ma lo faccio con entusiasmo». Quell’entusiasmo che aveva perduto a Napoli... «Sono stati gli anni peggiori della mia carriera. Di Napoli salvo solo i tifosi. Per il resto non ho nemmeno un ricordo piacevole: la società era in crisi, lo spogliatoio invivibile». Cosa succedeva nello spogliatoio di quel Napoli? «Che anche per i compagni il capro espiatorio di tutti i mali era diventato Floro Flores. Andai via perché non ce la facevo più». Fu costretto ad emigrare? «Lo decisi io. Era la prima volta che andavo via da casa. Alla Samp pensavo che avrei giocato sempre, invece non entravo mai. Ma anche quell’esperienza è stata utile. Mi ha formato». Se non fosse nato in quel Napoli disastrato, avrebbe avuto un’altra carriera? «Io ne sono certo. Una società forte riesce a valorizzare i suoi giocatori. Io me la sono dovuta vedere da solo». Tornerebbe al Napoli? «Di corsa, a quale calciatore non piacerebbe il Napoli? Però scriva che Arezzo è una grande squadra, una ottima società e io qui ci sto benissimo. Lo scriva, perché è vero...».

Fonte: Il Mattino

 

 

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