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Un
punto in due trasferte. La delusione è evidente. Il Napoli ch’era
partito baldanzoso e col sorriso largo se n’è tornato rabbuiato,
pensieroso, pieno di problemi. La faccia di Reja l’immagine del
momento complicato. Logico: dopo avercela messa, tocca a lui tirar
via la squadra dagli impicci. Già, ma come? Se, infatti, il problema
è semplice da leggere, non altrettanto facile è la soluzione. Ma
Reja ormai sembra convinto: questa squadra, questione d’equilibrio,
non «regge» due punte più De Zerbi, più Bogliacino ancora. E allora
come fare? Tre giorni per pensarci e già ci sta pensando. Di qui
alla Triestina prossima avversaria, il tempo che ha l’allenatore per
decidere il futuro. Almeno quello più immediato. Vediamo. Quali i
ragionamenti che accompagnano la solitudine dell’allenatore:
togliere uno degli attaccanti per dare alla squadra un mediano in
più? Mai. Però far riposare il due volte deludente Bucchi per fare
spazio a Sosa è un’ipotesi che passa nella testa dell’allenatore.
Seconda soluzione: togliere De Zerbi per passare a un modulo senza
trequartista? Impossibile. Per quello che è costato e per la qualità
del suo sinistro, è un’idea, questa, che neppure sfiora Reja. E
allora? E allora prolungare diplomaticamente l’accidente al piede di
Bogliacino per far rigiocare Amodio come metodista? Sì, non sarà il
meglio della vita, ma con Amodio la squadra è più fisica e coperta e
se De Zerbi capirà che è suo obbligo tattico assistere meglio il
centrocampo, beh, questo sì che potrebbe essere l’avvio d’un
discorso nuovo. Eccoli i tormenti dell’allenatore, a mezza via tra
la voglia d’essere coerente e il bisogno di piegarsi invece alla
ragione. A metà strada tra l’orgoglio di ribadire il suo disegno
vincente in coppa e in casa e l’imbarazzo di riconoscere, invece,
che quel modulo non è buono per tutte le stagioni. Che nel calcio
bisogna sapersi anche adeguare. Che Bogliacino in questo momento non
gli assicura quello che gli occorre, che la campagna acquisti s’è
chiusa con un buco al centro della formazione e che è già urgente
l’esigenza di un rimedio. Fosse anche solo per tre mesi. Fantasmi,
idee, pensieri, cambi, formazioni che accompagnano l’allenatore
azzurro fuori e dentro il campo. Ma, si sa, l’istinto di
sopravvivenza è più forte d’ogni altra cosa al mondo e allora, come
ha già fatto l’altro giorno a Arezzo, alla fine probabilmente in
Reja prevarrà il ragionamento. Perché l’altro giorno a Arezzo il
ballottaggio Bogliacino-Amodio è stato in piedi sino a poche ore
prima della gara. Poi la scelta. Poi la decisione di cambiare. E se
è vero che il Napoli se n’è tornato dall’ultima trasferta con un
solo punto, è vero pure che ha rischiato meno e che dopo quattro
gare è riuscito a non farsi fare gol. Però manco ne ha fatti. E con
quel potenziale che gli azzurri hanno là davanti questa, come pensa
pure Reja, diventa proprio una bestemmia. |