Una
domenica di riflessioni. Da solo, rintanato nel quartier generale
degli azzurri, Eddy Reja ha pensato e ripensato alla squadra,
all’ultima partita, alla penultima, a quelle precedenti, a quello
che andava e che ora non va più. Una domenica pesante. Se il
risultato piange, infatti, il primo a finire sott’accusa è lui,
l’allenatore. Reja lo sa. E per questo è combattuto tra l’andare
avanti secondo il suo disegno, oppure, magari anche soltanto sino
a quando non riavrà De Zerbi - l’unico, ma proprio l’unico a poter
fare il trequartista alle spalle delle punte -, affidarsi a un
assetto nuovo. Tempo di decisioni per l’allenatore che dovrà
scegliere secondo coscienza ed esperienza. Libero da suggerimenti
o peggio ancora da condizionamenti. Scelte ragionate e solitarie
per capire i motivi della crisi e superarla. Perché di crisi si
tratta. Di crisi fisica. Di crollo atletico. Di questo s’è
convinto pure Reja, visto che nel giro di due settimane non si
possono smarrire gioco e voglia di pallone. Ma perché il Napoli
s’è fermato all’improvviso? Beh, all’improvviso proprio no, visto
che già un po’ a Piacenza e già molto ad Arezzo, parecchie gambe
azzurre già erano di legno. Troppa forza e poca velocità? O forse
chi cura la parte atletica degli allenamenti non s’è reso conto
che la gran parte dei giovanotti azzurri ha caratteristiche da
passo, fisico possente, struttura muscolare poco incline alla
rapidità e non ha saputo coniugare gli esercizi con le differenti
esigenze degli azzurri? Sì, probabilmente è accaduto proprio
questo. E forse è anche possibile datare quell’errore di
valutazione nel lasso di tempo che va dal 27 agosto, partita di
coppa con la Juve, e il 9 di settembre, prima di campionato.
Costretti a due supplementari in quattro giorni - contro l’Ascoli
e la Juve - i trattori azzurri, allora ancora in rodaggio,
accumularono un eccesso di fatica che richiedeva un lavoro di
scarico e recupero più attento e più mirato nelle due settimane
successive. Ma questo non accadde. Due giorni di riposo e basta.
Un errore di gestione della preparazione. Forse solo così si
possono spiegare il rischio col Treviso in casa, la sofferenza di
Piacenza, quella di Arezzo, il crollo atletico contro la
Triestina. Primo obiettivo, dunque, il recupero della
brillantezza. Per questo Reja, intervenendo più direttamente nel
programma atletico, da oggi in avanti renderà gli allenamenti più
leggeri. Forse anche più corti. Di sicuro meno faticosi. Se la
squadra è stanca, infatti, bisogna rimediare. Bisogna togliere il
freno alle gambe di Bucchi, Dalla Bona, Bogliacino, Montervino,
Savini, Cannavaro e persino di Grava? E De Zerbi non può essersi
fermato anche per questo? Ma basterà una settimana di allenamenti
ragionati per restituire al Napoli almeno un poco dello sprint
perduto? Probabilmente no. Probabilmente il danno procurato è
grave. Ma Reja ci proverà. E a questo punto la domanda è ovvia:
può una squadra atleticamente a pezzi sopportare due attaccanti e
un trequartista che in pratica è un attaccante aggiunto? No. Non
può. Non deve. E allora, complice l’assenza di De Zerbi (se tutto
andrà bene salterà soltanto la partita con lo Spezia), ecco
l’occasione per accantonare quel 4-3-1-2 che pretende un grande
dispendio di energie da chi in questo momento energie invece non
ne ha. In attesa di De Zerbi, dunque, l’emergenza atletica
(nonostante la carenza di cursori e fluidificanti) potrebbe
disegnare un Napoli diverso nella prossima trasferta. Un Napoli
con un centrocampo a quattro. Un Napoli con un mediano in più. Un
Napoli più stretto, più compatto, meno a rischio. E con quei due
bomber là davanti, magari anche capace di regalare un rasserenante
risultato.