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Azzurri stanchi, si alleneranno meno

Lunedì

25 Settembre 2006

Una domenica di riflessioni. Da solo, rintanato nel quartier generale degli azzurri, Eddy Reja ha pensato e ripensato alla squadra, all’ultima partita, alla penultima, a quelle precedenti, a quello che andava e che ora non va più. Una domenica pesante. Se il risultato piange, infatti, il primo a finire sott’accusa è lui, l’allenatore. Reja lo sa. E per questo è combattuto tra l’andare avanti secondo il suo disegno, oppure, magari anche soltanto sino a quando non riavrà De Zerbi - l’unico, ma proprio l’unico a poter fare il trequartista alle spalle delle punte -, affidarsi a un assetto nuovo. Tempo di decisioni per l’allenatore che dovrà scegliere secondo coscienza ed esperienza. Libero da suggerimenti o peggio ancora da condizionamenti. Scelte ragionate e solitarie per capire i motivi della crisi e superarla. Perché di crisi si tratta. Di crisi fisica. Di crollo atletico. Di questo s’è convinto pure Reja, visto che nel giro di due settimane non si possono smarrire gioco e voglia di pallone. Ma perché il Napoli s’è fermato all’improvviso? Beh, all’improvviso proprio no, visto che già un po’ a Piacenza e già molto ad Arezzo, parecchie gambe azzurre già erano di legno. Troppa forza e poca velocità? O forse chi cura la parte atletica degli allenamenti non s’è reso conto che la gran parte dei giovanotti azzurri ha caratteristiche da passo, fisico possente, struttura muscolare poco incline alla rapidità e non ha saputo coniugare gli esercizi con le differenti esigenze degli azzurri? Sì, probabilmente è accaduto proprio questo. E forse è anche possibile datare quell’errore di valutazione nel lasso di tempo che va dal 27 agosto, partita di coppa con la Juve, e il 9 di settembre, prima di campionato. Costretti a due supplementari in quattro giorni - contro l’Ascoli e la Juve - i trattori azzurri, allora ancora in rodaggio, accumularono un eccesso di fatica che richiedeva un lavoro di scarico e recupero più attento e più mirato nelle due settimane successive. Ma questo non accadde. Due giorni di riposo e basta. Un errore di gestione della preparazione. Forse solo così si possono spiegare il rischio col Treviso in casa, la sofferenza di Piacenza, quella di Arezzo, il crollo atletico contro la Triestina. Primo obiettivo, dunque, il recupero della brillantezza. Per questo Reja, intervenendo più direttamente nel programma atletico, da oggi in avanti renderà gli allenamenti più leggeri. Forse anche più corti. Di sicuro meno faticosi. Se la squadra è stanca, infatti, bisogna rimediare. Bisogna togliere il freno alle gambe di Bucchi, Dalla Bona, Bogliacino, Montervino, Savini, Cannavaro e persino di Grava? E De Zerbi non può essersi fermato anche per questo? Ma basterà una settimana di allenamenti ragionati per restituire al Napoli almeno un poco dello sprint perduto? Probabilmente no. Probabilmente il danno procurato è grave. Ma Reja ci proverà. E a questo punto la domanda è ovvia: può una squadra atleticamente a pezzi sopportare due attaccanti e un trequartista che in pratica è un attaccante aggiunto? No. Non può. Non deve. E allora, complice l’assenza di De Zerbi (se tutto andrà bene salterà soltanto la partita con lo Spezia), ecco l’occasione per accantonare quel 4-3-1-2 che pretende un grande dispendio di energie da chi in questo momento energie invece non ne ha. In attesa di De Zerbi, dunque, l’emergenza atletica (nonostante la carenza di cursori e fluidificanti) potrebbe disegnare un Napoli diverso nella prossima trasferta. Un Napoli con un centrocampo a quattro. Un Napoli con un mediano in più. Un Napoli più stretto, più compatto, meno a rischio. E con quei due bomber là davanti, magari anche capace di regalare un rasserenante risultato.

Fonte: Mondo Napoli

 

 

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